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Al sito di stoccaggio temporaneo degli ulivi a Masseria del Capitano le migliori pratiche agronomiche in attesa del reimpianto.

25 marzo 2017

Lecce. Sono curati secondo le migliori pratiche agronomiche e in perfetta aderenza al Piano di Gestione approvato da diversi uffici della Regione Puglia gli ulivi già trasferiti nell’area di stoccaggio e lo stesso accadrà a tutti quelli che arriveranno nel sito di Masseria del Capitano.

Si leggono e si ascoltano sui social network (anche sulla pagina Facebook di una parlamentare della Repubblica!) e su alcuni siti di informazione, critiche e valutazioni a dir poco fantasiose sul “trattamento” riservato agli ulivi, accertato (si fa per dire) a mezzo telefonino da diverse decine di metri di distanza nella luce declinante del tramonto.

È bene allora chiarire che:

1. Il Piano di gestione degli Ulivi previsto dalla Prescrizione A29 del Decreto di Compatibilità ambientale del gasdotto TAP è stato approvato, in qualità di Ente vigilante, dalla Regione Puglia (Servizio Ecologia, oggi rinominato Servizio Autorizzazioni ambientali) attraverso una procedura che ha coinvolto anche la Commissione Ulivi Monumentali; è stato esaminato e giudicato idoneo ai fini fitosanitari dall’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia; e infine giudicato positivamente dal Servizio Provinciale Agricoltura di Lecce della Regione Puglia. In esso sono dettagliatamente specificate le modalità della messa a dimora temporanea degli alberi nel sito di Masseria del Capitano, verificate poi sul campo dagli ispettori del Servizio Provinciale Agricoltura.

2. Le operazioni di trasferimento e messa a dimora temporanea sono state condotte dalla ditta Mello di Carmiano, azienda vivaistica conosciuta e radicata su un territorio ad alta vocazione olivicola; le operazioni di posizionamento degli alberi nel sito di stoccaggio avvengono sotto la supervisione di un dottore agronomo a garanzia che tutte le corrette pratiche agronomiche siano effettivamente intraprese.

3. Gli ulivi sono stati spaziati nei filari tenendo conto delle dimensioni effettive dell’apparato radicale e delle ramificazioni presenti. Non si deve dimenticare che il sito di masseria del capitano è un sito di stoccaggio temporaneo e che le piante vengono gestite in vista del futuro reimpianto nel punto di “prelievo”. La zolla (o più correttamente “pane di terra”) contenente l’apparato radicale di ogni singolo ulivo è stata adeguatamente racchiuso in un telo di juta con la finalità di contenere la zolla nella sua interezza evitando ogni rischio di rottura (altro che “aggrovigliamento delle radici” degli alberi…). Tale tecnica, tipica da vivaio, è utilizzata per garantire il massimo attecchimento nel momento del reimpianto.

4. Al termine delle operazioni di trasferimento di tutti i 211 ulivi di cui è già autorizzato lo spostamento dall’area di cantiere del microtunnel e, auspicabilmente, anche dei 16 ulivi monumentali per i quali si è in attesa che la Commissione Ulivi Monumentali (che già si è espressa favorevolmente nella procedura di Verifica di Ottemperanza alla Prescrizione A29) si esprima ai sensi della L. 144/1951, si procederà alla erezione di un canapy (una sorta di baldacchino in rete fitta) protettivo rispetto agli insetti vettori del batterio Xylella Fastidiosa.

5. Una volta che il canapy verrà completato e l’area interna resa isolata, sarà possibile procedere con la rimozione delle reti singole anti-insetto attualmente presenti su ogni ulivo, così garantendo che la parte aerea delle piante non venga mai a contatto con l’ambiente circostante.

6. La costruzione del canapy non può essere effettuata prima dello stoccaggio di tutti gli ulivi per le evidenti problematiche tecniche (inserimento di alberi in una struttura chiusa già esistente) e di sicurezza (spazi costretti e sollevamenti di maggiore entità) che tale soluzione comporterebbe. E’ evidente che è interesse di tutti, compresi coloro che in nome del loro dichiarato amore per gli ulivi stanno ritardando le operazioni di trasferimento, assicurare che lo spostamento degli alberi si concluda al più presto così che le reti singole possano essere rapidamente rimosse nell’ambiente isolato definito dal canapy.

Vogliamo comunque cogliere nella preoccupazione di tanti (ancorché viziata da critiche infondate), la nostra stessa preoccupazione per la salute degli ulivi affidati alle nostre cure. La stessa preoccupazione che, a giudicare dai brillanti esiti, ha certamente guidato a suo tempo gli enti e le aziende che hanno spostato negli anni scorsi in Salento migliaia di ulivi per realizzare opere infrastrutturali (come l’ultimo tratto dell’Acquedotto del Sinni), nel distratto silenzio dei nostri odierni critici.