TAP riporta in superficie reperti archeologici di oltre 2.600 anni fa
22 manufatti di età greco-arcaica recuperati con successo dal fondo del mare Adriatico grazie all’utilizzo di tecnologie all'avanguardia
Melendugno (Lecce). Grazie a speciali apparecchiature comandate a distanza e a tecnologie d’avanguardia, un team specializzato di TAP ha recuperato in sicurezza 22 oggetti di straordinaria importanza archeologica giacenti da oltre 2.600 anni, a quasi 800 metri di profondità, nei pressi del tracciato offshore del gasdotto nel canale d’Otranto.
I reperti – tra cui diversi tipi di antichi contenitori di terracotta (3 anfore, 4 hydriai, 4 brocche trilobate, 1 pithos), un set di coppe e diversi semi di oliva – appartengono ad uno dei pochi relitti greco-arcaici ad oggi individuati nelle acque del Mediterraneo, il primo scoperto nel mare Adriatico. L'analisi preliminare del sito e dei manufatti data gli oggetti tra il VII e il VI secolo a.C., fornendo preziose informazioni sul commercio marittimo del periodo corinzio. I reperti sono stati consegnati alle autorità competenti e sono ad oggi gestiti dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, con cui TAP sta attivamente collaborando per approfondire la conoscenza, restaurare e valorizzare i preziosi manufatti.
Un breve viaggio nella memoria
Nel 2018, durante le regolari attività di indagine sottomarina lungo il corridoio offshore di 105 chilometri tra Albania e Italia, il team di TAP ha individuato elementi ceramici di elevato interesse archeologico, dispersi sui fondali a una profondità di circa 780 metri.
TAP ha quindi presentato queste prime evidenze alla locale Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, condividendo le modalità per approfondire le indagini del sito e per procedere, successivamente, al recupero di alcuni reperti selezionati.
Nel corso degli approfondimenti tecnici e delle indagini archeologiche che ne sono seguite, è stata effettuata una dettagliata indagine strumentale, dalla quale è emerso che le ceramiche presenti sul fondale - circa 241 oggetti in totale - erano per lo più anfore corinzie di tipo A, oltre a hydriai, pithoi e vasellame di piccole dimensioni (coppe, brocche trilobate, ecc.), risalenti al periodo compreso tra il VII e il VI secolo a.C.
In linea con l'approccio concordato con la Soprintendenza locale, TAP ha implementato un monitoraggio archeologico continuo durante le attività di posa della tubazione, avvenute nel corso del 2020. Ciò ha permesso a TAP di valutare in anticipo le azioni ed evitare qualsiasi potenziale interferenza con il sito archeologico, compreso un cosiddetto protocollo di stop-work.
Esperti archeologi hanno supervisionato l'ispezione visiva pre-posa e monitorato la collocazione del gasdotto in tempo reale con l'aiuto di un veicolo telecomandato, attraverso la cosiddetta procedura del "varo guidato", che ha anche assicurato che la condotta fosse installata entro il suo corridoio di progetto non superiore a 5 metri. Questo approccio, dopo il recupero dei reperti, ha consentito l'installazione del gasdotto lungo il tracciato previsto, con il massimo grado di precisione, corrispondente a non oltre 60 cm dalla linea centrale di posa.