Una storia salentina
È intrecciata agli ulivi la storia dei dieci e più anni di presenza di TAP nel Salento, dai primi studi del percorso alla costruzione del gasdotto e del terminale di ricezione alla piena operatività di una infrastruttura strategica per la sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa.
E non avrebbe potuto essere diversamente, visto che l’ulivo è più di un simbolo per la Puglia, è un elemento costitutivo della identità di questa terra al centro del Mediterraneo, una pianta presente in milioni di esemplari dal Capo di Leuca all’Ofanto e al Fortore: gli ulivi secolari ne punteggiano le campagne, gli impianti colturali del Settecento e dell’Ottocento ne definiscono il paesaggio, l’industria dell’olio ha plasmato la sua economia.
La cultura degli uomini e dei luoghi e la legge li proteggono. E adeguandosi all’una e all’altra TAP si è presa fin dal primo momento cura dei più di 1800 alberi destinati ad essere interferiti dalla costruzione. Che è avvenuta in un momento terribile per gli ulivi del Salento, attaccati dalla Xylella, un batterio arrivato da lontano e che non lascia loro scampo, e contro il quale erano possibili solo draconiane misure di contenimento dell’infezione: abbattimenti, eradicazioni, distruzione degli alberi colpiti.
Ma i “nostri” ulivi dovevano vivere: le prescrizioni ambientali imponevano che gli alberi sani (quelli malati, in una percentuale prima risibile poi via via durante i tre anni dei lavori sempre più grande, sarebbero stati distrutti) fossero spostati al riparo dall’infezione sotto grandi tendoni di rete capace di bloccare l’insetto vettore della Xylella, in attesa di tornare al loro posto lungo gli otto chilometri dal mare a Masseria del Capitano dove è sorto il Terminale di Ricezione.
E così è stato: un lavoro certosino, condotto in stretto collegamento con le autorità fitosanitarie regionali e avvalendosi delle migliori competenze scientifiche disponibili sul territorio, quei 1800 ulivi sono tornati al loro posto (eliminati quelli ammalati, sostituiti da nuovi esemplari di varietà resistenti al batterio), una striscia di alberi caparbiamente vivi nell’infuriare della epidemia.
Nei cinque anni seguiti all’entrata in funzione del gasdotto, TAP ha continuato a prendersi cura di essi anche dopo che erano tornati nella disponibilità dei proprietari dei terreni; che dal 1º gennaio scorso ne hanno assunto la piena responsabilità.
Ma TAP… senza ulivi non sa stare: una ampia fascia di terreni intorno al Terminale di Ricezione è stata acquisita dall’azienda e gran parte di essi sono uliveti. Si tratta di alcune migliaia di alberi che una azienda specializzata sta progressivamente riportando in produzione. Si tratta di varietà pregiate (la Cellina di Nardò) ma potenzialmente attaccabili dalla Xylella e che vengono difese con le buone pratiche agricole che la lotta all’infezione ha fatto riscoprire: frequenti potature, pulizia dei terreni, trattamenti fitosanitari, manutenzione costante.
I risultati sono stati concreti: gli ulivi hanno mostrato una forte ripresa vegetativa e prodotto olive molite in un frantoio della zona e da cui è stato ottenuto olio extravergine di ottima qualità: dopo gli 80 litri circa del 2024, nel 2025 TAP ha donato più di 200 litri d’olio ad associazioni caritatevoli della Provincia di Lecce, tra cui la Caritas di Melendugno e Borgagne.
E ci sono tutti i motivi per essere fiduciosi che nei prossimi anni gli uliveti intorno al PRT continueranno a prosperare. Permettendo così a TAP di essere un azienda “Oil & Gas” molto speciale.